È il mondiale dello show business “americano”: 3 gol di media a partita
Operazione riuscita. Se il Mondiale 2026 doveva essere quello della consacrazione del calcio come piattaforma globale dello show-business - obiettivo della Fifa di Gianni Infantino - le statistiche dei gol realizzati nella fase a gironi certificano finora il raggiungimento di questo target. La media delle reti segnate, infatti, non è mai stata così elevata negli ultimi trent’anni: 3 a match. Un livello più alto era stato raggiunto solo nell’altro mondiale americano, quello del 1994, in corrispondenza con l’introduzione nella Coppa del mondo dei tre punti a partita, decisa proprio per incoraggiare un gioco più offensivo e spettacolare e scoraggiare la ricerca del pareggio.
Mondiale - Squadre - Gol - Partite - Media gol
Italia ’90 - 24 - 81 - 36 - 2,25
USA ’94 - 24- 117- 36 - 3,25
Francia ’98 - 32 113 48 - 2,35
Corea‑Giappone ’02 - 32 - 109- 48 - 2,27
Germania ’06 - 32- 98- 48 - 2,04
Sudafrica ’10 - 32 - 101- 48- 2,10
Brasile ’14 - 32 - 136 - 48 - 2,83
Russia ’18 - 32 - 122 - 48- 2,54
Qatar ’22 - 32 - 120 - 48 - 2,50
USA‑CAN‑MEX ’26 - 48 - 218 - 72 - 3,03
Dopo Italia ’90, con 81 gol segnati nei gironi, 2,25 di media, un torneo definito come “uno dei meno spettacolari” della storia, la Fifa corse ai ripari introducendo riforme decisive come il divieto del retropassaggio al portiere e i 3 punti a vittoria. Non a caso ai mondiali del 1994 negli Usa, il cambio di paradigma produsse 117 gol nei gironi con una media di 3,25 a partita.
Tuttavia con i mondiali successivi quelli del 1998 e del 2002, con l’allargamento a 32 squadre, si torna a un nuovo equilibrio globale con la media-gol che si stabilizza poco sopra i due gole (2,35 e 2,27).
Nel 2006‑2010, addirittura, si scende a 2,04 e 2,10, con il ritorno di un calcio più difensivo, basato su organizzazione tattica al massimo livello e riduzione degli spazi. Sono i Mondiali meno prolifici dell’era moderna.
Una fiammata, più che un vero cambio di passo, si avverte nel 2014, con 136 gol nei gironi e una media che balza a 2,83, merito di una qualità offensiva più diffusa e di un calcio più verticale e meno prevedibile sviluppato in quel torneo. Nei tornei successivi infatti si torna a media di due gol e mezzo a partita (2,54 nel 2018 e 2,50 nel 2022)
La svolta vera e propria matura invece con l’edizione del 2026 caratterizzata dall’espansione a 48 squadre con 218 gol nei gironi e una media di 3,03 reti a partita.
La media gol nella fase a gironi, per quanto sia un indicatore sotto tutti i punti di vista parziale, racconta bene l’evoluzione economica, competitiva e spettacolare della Coppa del Mondo.
Guardando al ciclo 2006‑2010 si può affermare che nel Mondiale si è manifestata l’impronta di un calcio ancora fortemente europeo, in cui la priorità è il controllo del rischio. I 98 gol nei gironi – poco più di due a partita – sono stati il riflesso di una cultura tattica dominante. Uno schema replicato nel 2010: 101 gol e una media appena superiore (2,10). Un minimo storico nell’era contemporanea, segnato da partite chiuse, ritmi bassi e grande attenzione alla fase difensiva.
Dal Brasile 2014 in poi si è assistito a competizioni più spettacolari con una media gol salita a 2,83 e poi stabilizzatasi su due gol e mezzo a partita nei due mondiali successivi, quello russo e quello qatariota. Effetto combinato di più fattori: maggiore qualità offensiva diffusa, evoluzione atletica e consolidamento di una globalizzazione tecnica delle nazionali.
Se il gol deve tornare al centro del prodotto calcio, come leva di spettacolo e dunque come volano di ritorni economici, è il Mondiale 2026 a segnare un cambiamento radicale. Con l’espansione a 48 squadre e 72 partite nei gironi, il torneo ha prodotto 218 gol, portando la media a 3,03 gol a partita.
Non è solo un record: è un cambio strutturale. Il Mondiale 2026, con una media sopra i 3 gol, dimostra che la Fifa ha scelto una direzione chiara: da un lato aumentare le partite (+50% rispetto al passato), dall’altro lato, massimizzare l’intensità narrativa e sfruttare il gol come moltiplicatore di valore. Il gol aumenta il tempo di attenzione dello spettatore, rende la partita più “vendibile”, favorisce highlight, social e lo sviluppo dei diritti digitali.
Il Mondiale 2026 ha visto dimezzarsi l’incidenza degli 0‑0 rispetto alla storia recente. Nella 72 partite si sono avuti solo 3 gare finite a porte inviolate (Spagna – Capo Verde, Capo Verde – Arabia Saudita e Colombia – Portogallo) pari al 4,2%, mentre dal 1990 al 2014, si è registrata una media quais mai inferiore al 10%. Fa eccezione il mondiale del 2018 in cui si è verificato un solo 0 a 0.
Il nuovo format ha inciso aumentando i divari tecnici delle squadre e riducendo la pressione delle squadre, avendo dato la possibilità di passare alla fase ad eliminazione diretta anche alle otto migliori terze dei 12 gruppi.
Il rovescio della medaglia ovviamente è il minore equilibrio competitivo, più partite sbilanciate e il rischio di una perdita di qualità media. Ma questo è il classico trade‑off dello sport moderno: tra eccellenza e intrattenimento.
Resta il fatto, che il Mondiale si è progressivamente trasformato da competizione sportiva d’élite a piattaforma globale di intrattenimento calcistico. E i gol sono il riflesso di questa trasformazione: momenti clou dell’evento sportivo, ma oggi anche acceleratori narrativi, driver commerciali e leve di engagement.
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